L'inserimento paesaggistico consiste nell'inserire nel paesaggio un modello virtuale, in modo da rappresentare in modo fotorealistico la situazione finale di un progetto architettonico.
La teoria è molto semplice, in fondo si tratta di di generare il modello tridimensionale dallo stesso punto di vista dal quale è stata ripresa la fotografia, ma la realtà non sempre è così semplice.
Le macchine digitali ci aiutano, inserendo all'interno della fotografia numerose informazioni tecniche definite "metadata". Tali informazioni sono visualizzabili con molti programmi di gestione delle fotografie.
Alcune macchine fotografiche sono dotate di GPS e in questo caso i metadata contengono anche le coordinate geografiche del punto di ripresa.
Queste informazioni possono essere utilizzate in modo proficuo per generare un modello virtuale il più possibile congruente con la fotografia. Le informazioni più importanti sono: ora e data della ripresa, lunghezza focale dell'obiettivo e coordinate del punto di ripresa.
Data e ora
La data e l'ora di ripresa sono fondamentali per generare delle ombre sul modello 3D congruenti con le ombre presenti nella fotografia. Normalmente i programmi architettonici e di rendering, inclusi Domus.Cad e Arltantis, permettono di generare la luce eliodonica, cioè del sole, in base alla posizione geografica, alla data e all'ora di ripresa, è sufficiente quindi impostare gli stessi dati della fotografia per avere delle immagini corrette.
Lunghezza focale
La lunghezza focale utilizzata per per la ripresa è anch'essa importante, ma, spesso, non è rappresentata in una forma direttamente utilizzabile. Si tratta infatti della lunghezza effettiva, mentre i programmi richiedono normalmente l'inserimento della lunghezza focale convenzionale, vale a dire quella che su macchine fotografiche convenzionali, con pellicola da 35 mm e fotogramma 24x36 mm da lo stesso risultato, oppure l'angolo di campo.
Le macchine fotografiche professionali definite "full frame" hanno un sensore con le stesse dimensioni della pellicola convenzionale, per cui, in questi casi, il valore riportato nei metadata corrisponde perfettamente.
La maggior parte delle macchine reflex hanno un sensore più piccolo, con un rapporto di conversione rispetto alla pellicola 35 mm di 1,6. Ad esempio una ripresa con una lunghezza focale di 18 mm corrisponde ad una lunghezza focale convenzionale di 18x1,6 = 28,8 mm.
Le macchine digitali compatte hanno un sensore molto più piccolo, con un rapporto rispetto alla pellicola 35 mm di circa 5,5. In questo caso una lunghezza focale reale di 6 mm corrisponde ad una convenzionale di 33 mm.
Per le foto riprese con telefonini e smart phone le cose sono più difficili, perché i sensori sono ancora più piccoli e molto diversi per i vari modelli.
Dalla lunghezza focale convenzionale è possibile ricavare anche l'angolo di campo con la formula
angolo di campo = 2 arctan(18 / lunghezza focale)
Ecco alcuni casi:
| Lunghezza focale compatte |
Lunghezza focale reflex digitali |
Lunghezza focale convenzionale |
Angolo di campo |
| 4,4 mm |
15,0 mm |
24 mm |
74° |
| 5,0 mm |
17,5 mm |
28 mm |
65° |
| 6,4 mm |
21,9 mm |
35 mm |
54° |
| 9,0 mm |
31,2 mm |
50 mm |
40° |
Coordinate geografiche
Come già detto le coordinate geografiche del punto di ripresa permettono di vedere esattamente da dove è stata ripresa la foto (con la precisione di 1 o 2 m). Rappresentano le coordinate del punto di vista e non sono sufficienti per definire la ripresa, perché è necessario conoscere anche la direzione di ripresa e quindi le coordinate del punto osservato, che però è sempre il punto inquadrato nel centro esatto della foto.
Il modo più semplice per visualizzare il punto di ripresa partendo dalle coordinate è tramite Google Earth o Google Map, dove è possibile visualizzare il punto di ripresa anche se la fotografia è stata fatta da un'altra persona.
Google Earth è utile anche per fare l'operazione inversa, nel caso in cui la macchina fotografica non sia dotata di GPS, perché visualizzando il punto di ripresa è possibile rilevarne le coordinate.